Il pane e la panificazione

Nell'alimentazione tradizionale Bolotanese, il pane rappresentava l'alimento principale: la massaia infatti aveva imparato a confezionarne numerose varietà.Il ruolo del pane era basilare e insostituibile nel regime alimentare di tutti : ricchi e poveri. . Ognuno ne mangiava tanto o poco, di una qualità o di un'altra, secondo la condizione economica e sociale e secondo il periodo dell'anno. Per chi lavorava in campagna un pasto completo poteva essere costituito da una " fresa" intera con formaggio,salsiccia, lardo , cipolla, ricotta fresca o secca, frutta secondo la stagione.Non si conosceva lo spreco.Era una vecchia usanza non buttare mai il pane, soprattutto per una motivazione di carattere sacrale. .I genitori insegnavano ai bambini che gettare via il pane era" peccato" e ,se qualche pezzo cadeva a terra, si ordinava di raccoglierlo,soffiarlo,baciarlo e mangiarlo. 
Fare il pane era molto faticoso, in quanto significava lavorare duramente per diversi giorni. Il processo della panificazione richiedeva un insieme complesso di tecniche differenziate,quanto a difficoltà di esecuzione, inoltre comportava l'uso di utensili diversi per dimensioni o per materiali di costruzione ( contenitori in paglia, giunco o asfodelo, setacci di diverso tipo, contenitori in terracotta, mestoli di legno, un piano per gli impasti, piccoli attrezzi per la decorazione : rotelle coltellini, timbri ).La massaia si occupava di tutto il corredo domestico da utilizzare per la panificazione,tesseva anche i panni di cotone e di lino, "sos pannos", dove venivano sistemate le sfoglie per la lievitazione.
In ogni casa c'era il forno a legna e una stanza ,"su frundagu", dove venivano riposti sia la provvista di grano che tutti gli utensili che servivano per preparare il pane .
La panificazione era un momento di aggregazione sociale, di scambio di manodopera e di solidarietà, in quanto richiedeva un lavoro di gruppo.Tutte le donne della famiglia davano il loro contributo, anche le bambine che fin dai sette, otto anni imparavano alla scuola " impropria " delle mamme e delle nonne" le tecniche di lavoro. Solitamente si chiedeva anche l'aiuto di parenti, amiche, vicine di casa,con le quali era stabilito tacitamente che in caso di necessità si sarebbe restituita la stessa prestazione. Talvolta si chiedeva la manodopera di qualche esperta ,"sa coghidora", che veniva retribuita in denaro o in natura .Come afferma un' intervistata, certe volte la lavorazione del pane durava anche 24 ore e la retribuzione non era mai adeguata al lavoro svolto. Negli anni 1925/30 la retribuzione era di L. 5 a panificazione, negli anni 1945/50 di L. 500 , fino ad arrivare negli anni 60 a L. 1200 oppure il corrispondente in 2 kg di formaggio.


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