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Nessun paese d’Europa contava alla fine del
secolo scorso e nei primi anni del
Novecento tanti emigrati come l’Italia.
I motivi che spinsero molte persone ad emigrare
furono diversi: la miseria in cui vivevano,
la disoccupazione, l’aumento demografico,
la pressione fiscale e lo sfruttamento a
cui erano sottoposti. I primi a partire
furono numerosi artigiani e lavoratori dell’edilizia,
mentre in seguito prevalsero i contadini
che fornivano manodopera non specializzata,
richiesta soprattutto nelle grandi fattorie
brasiliane. Molti flussi migratori furono
alimentati anche da piccoli proprietari
che partirono con la prospettiva di un miglioramento
economico da realizzarsi
dopo il rientro in patria.
Le migrazioni ebbero caratteristiche diverse. Alcune furono
migrazioni a catena: i primi a partire
chiamavano parenti o amici dalla regione
da cui provenivano e per un po’ li ospitavano
a casa loro, poi cercavano un'abitazione
possibilmente nello stesso quartiere. Così
all’interno delle città europee o americane
si formavano gruppi di immigrati provenienti
dalla stessa regione, che cercavano di conservare
gli usi, le tradizioni, la cultura del loro
paese di origine. E’ famoso il quartiere
di New York che prese il nome di “Little
Italy” (Piccola Italia).
Non erano
rare le emigrazioni a tappe: molti
di questi immigrati si spostavano da un
posto all’altro, da un paese ad una città
di provincia, da questa ad un centro più
grosso e così via.
Le migrazioni non erano sempre definitive,
a volte si verificavano migrazioni di
ritorno: molti rientravano al proprio
paese, o dopo essersi arricchiti o dopo
aver fallito. La prospettiva del ritorno
accompagnava ogni esperienza migratoria.
Prima della partenza, gli emigranti spesso
vendevano tutti i loro beni in Italia a
prezzi molto bassi per affrontare i disagi
di un lungo viaggio senza garanzie di alcun
genere, senza prospettive certe di occupazione
oltre mare, fidando su promesse illusorie.
Una volta in America venivano sfruttati
e adibiti ai lavori più pesanti e
meno retribuiti.
Non si può negare che, a lunga scadenza,
l’emigrazione d’oltre mare
avesse qualche aspetto positivo:
le “rimesse” di danaro degli emigrati
resero attiva la bilancia dei pagamenti
italiana e furono investite in Italia,
dando respiro
allo sviluppo economico nei primi
anni del Novecento.
Ma ciò fu ottenuto con una enorme accumulazione
di penosi sacrifici e di miserie umane, durate
decenni e coinvolgenti milioni di persone.
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