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Per
ricostruire il fenomeno migratorio a Bolotana
nei primi decenni del ‘900 ci si
è avvalsi delle informazioni fornite dalle
famiglie e di quelle recuperate attraverso
Internet, accedendo agli archivi dell’emigrazione
di Ellis Island (New York), dell’Argentina
e del Brasile (Fondazione Agnelli). Ma, poiché non si
è avuta la possibilità di consultare né
gli archivi comunali né altre fonti, non
si ritiene esaustivo il risultato della
ricerca.
Le banche-dati consultate forniscono dei
passeggeri registrati al momento dell’arrivo
nei paesi d’oltre Oceano le generalità (a
volte inesatte, come attestano le schede
personali) la provenienza, la
data di arrivo e l’età, lo stato civile,
il porto di partenza, il nome del piroscafo
e la classe in cui hanno viaggiato. Non
contengono notizie riguardanti la destinazione,
la durata del soggiorno e il lavoro svolto.
La stessa storia orale presenta grossi limiti,
essendo pochi coloro che serbano memoria
dell’esperienza dei parenti emigrati in
quel periodo.
Sono
stati raccolti più di un centinaio di nominativi.
Circa il 60% si diresse in Argentina,il
40% negli Stati Uniti, l'1%
in Australia.
Per alcuni la prima meta è stato il
Brasile meridionale, paese che ben
presto venne abbandonato a causa delle disagiate
condizioni di vita e di lavoro. Molti emigranti
sono rientrati alla vigilia della Grande
Guerra, dopo un soggiorno in America
di pochi anni. Diversi vi si sono stabiliti
definitivamente e di alcuni non
si è saputo più niente, 2 sono rientrati
dopo una permanenza di oltre 30 anni.
Partirono,
spesso dopo aver avuto in prestito la somma
necessaria per il viaggio, prevalentemente
i contadini senza terra con la prospettiva
di acquistarla al rientro, ma anche piccoli
proprietari, desiderosi di migliorare il
proprio status. S’imbarcarono dal porto
di Genova, pochi da Napoli.
Nel periodo compreso tra il 1907/1913 si
diressero verso gli Stati Uniti una
cinquantina di persone.
Erano quasi tutti giovani, celibi, in maggioranza
analfabeti. I pochi che sapevano leggere
e scrivere offrivano agli altri il loro
aiuto per comunicare con i familiari, tuttavia
qualcuno, spinto dalla necessità, ha appreso
dai compagni i primi rudimenti di scrittura.
Abbiamo
notizie frammentarie sui lavori svolti:
mandriani nelle aziende della Pampa
argentina, operai nelle ferrovie
e nelle strade in costruzione, manovali
generici nelle fornaci, nei porti, nelle
città.
Pare non sia mancato chi, in momenti di
bisogno, abbia vissuto di espedienti o sia
stato coinvolto in traffici illeciti (la
“Mano Nera”), ma è voce unanime che i bolotanesi
si siano fatti apprezzare dovunque per la
laboriosità e la capacità di adattarsi al
nuovo ambiente. Si conoscono alcune località
di residenza: New York e Boston negli
Stati Uniti, Santa Fe, Cordoba, Rosario,
Buenos Aires (soprattutto nel sobborgo
di Avellaneda) in Argentina,
Melbourne in Australia.
Per
questi nostri emigranti l’America
non fu la <<Terra Promessa>>
dell’immaginario collettivo e il loro rientro
non fu accompagnato da grandi ricchezze
bensì da pochi risparmi tenacemente raccolti,
appena sufficienti a costruire una casa,
ad acquistare un giogo di buoi o un appezzamento
di terra da coltivare.
Dopo pochi anni di assenza, gli uomini si
ricongiungevano alle loro famiglie o ne
formavano una propria e conducevano più
o meno la stessa vita di prima.
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