|
La storia di Villa Piercy è legata alla storia delle
ferrovie sarde.
Nel grande progetto della rigenerazione dell'Italia, così
come fu concepito da Cavour, la Sardegna occupò una parte
importante nel programma generale.
Cavour prevedeva che l'isola, diretta ed incoraggiata correttamente,
avrebbe avuto un grande futuro davanti a sé ed avrebbe
potuto rioccupare nel mondo moderno la posizione che aveva occupato
nel mondo antico; allora essa era capace di far scaturire dal
seno della sua terra una tale sovrapproduzione di prodotti da
meritarsi il titolo di "granaio di Roma" e dalle sue
miniere venivano forgiate le lance che resero Roma padrona del
mondo.
La prima parte del programma sardo puntava ad incrementare il
commercio con un sistema di ferrovie.
In realtà la decisione di costruire le ferrovie in Sardegna
passò in Parlamento in mezzo a molte resistenze e soltanto
perché parve una scorciatoia utile per l'abolizione degli
ademprivili (terreni soggetti agli usi civici: la popolazione,
cioè, vi esercitava il godimento gratuito del pascolo,
del legnatico, del carbone, dell'acqua ecc.). Tale era appunto
lo scopo fondamentale di Cavour fin dal 1856, fu proprio lui
in qualità di Ministro delle finanze a proporre il primo
progetto di legge per l'abolizione degli ademprivili.
Il programma delle ferrovie sarde giunse a maturazione solo nel
1862 quando Depretis divenne Ministro dei Lavori Pubblici.
Italiani influenti e un piccolo gruppo di inglesi si impegnarono
a formare una Compagnia che progettasse e costruisse un sistema
ferroviario che doveva collegare le principali città dell'isola.
Una volta formatasi la Compagnia Reale per la costruzione delle
ferrovie sarde, fu chiamato a collaborare il giovane ing. Benjamin Piercy, che ottenne l'incarico di ingegnere capo e gli furono
affidati tutti gli studi per la realizzazione dell'importante
tronco ferroviario.
Ma nel 1866 la Compagnia, non riuscendo a ottenere i 200.000
ettari di terreni ademprivili (godimento collettivo della terra)
che le dovevano essere consegnati come compenso delle spese di
costruzione, ruppe il contratto con il Governo italiano; i lavori
rimasero interrotti per diversi anni e ripresero soltanto quando
fu assicurata una copertura finanziaria per ogni chilometro di
linea costruita.
La Compagnia Reale era finanziata dal mercato londinese; e questo
forse per gli ostacoli incontrati nella costruzione e forse non
più certa della bontà dell'iniziativa, non fornì
più i capitali, facendo crollare in Borsa le azioni della
compagnia, e a basso prezzo circa 80.000 di queste furono acquistate
dalla Banca Italo-Germanica, ma due anni dopo l'istituto di credito
fallì clamorosamente.
Il Piercy continuò la sua azione propagandistica perché
vedeva i vantaggi della sua iniziativa, anche dal punto di vista
finanziario e considerava che avrebbe dato, in un lontano futuro,
notevoli profitti; convinse perciò gli amici londinesi
ad acquistare le azioni, assicurandosi che avrebbe seguito personalmente
la costruzione della rete sarda.
Ritornò in Sardegna e risolvendo non poche difficoltà
burocratiche, riprese i lavori, portandoli a compimento nel 1880
con l'inaugurazione ufficiale della Cagliari-Terranova (Olbia)
e della Chilivani-Portotorres. In seguito ottenne anche lo studio
e la costruzione delle ferrovie secondarie.
Il contrasto tra l'ing. Piercy e le rappresentanze politiche
di Nuoro e di Bolotana avvenne negli anni tra il 1875 e il 1881:
il motivo era rappresentato dallo spostamento della linea ferroviaria,
in quanto il progetto originario prevedeva che la ferrovia da
Oristano a Ozieri attraversasse la Valle del Tirso.
Durante il dibattito in Parlamento il deputato nuorese S. Pirisi
Siotto proponeva l'esclusione del tracciato per Macomer e Bonorva,
con una deviazione che avrebbe dovuto attraversare la vallata
del Tirso, inerpicarsi quindi lungo i Comuni del Goceano, per
sboccare a Terranova (Olbia); in questo modo la ferrovia si sarebbe
accostata a Nuoro fino a una distanza di 35 chilometri, tale
è la distanza da Tirso, attuale stazione delle ferrovie
secondarie, a Nuoro. La proposta sollevò vivaci proteste
e la proposta di modifica del tracciato venne accantonata.
A Bortigali, Silanus, Bolotana e Nuoro fu dato, dopo tanto, il
contentino delle ferrovie secondarie e in più aggiunto
anche il tratto Nuoro-Terranova, via Orosei, rimasto a livello
di progetto, mai realizzato nonostante le proteste e gli ordini
del giorno.
Piercy aveva fatto un bel regalo alla Sardegna centrale, con
gli anni, e del resto ancora oggi, è gravissimo il danno
per quelle regioni, recato al solo fine dei speculazione privata.
Ma chi era in realtà l'ing. Piercy?
Nato il 16 marzo 1827 a Trefelwys, località della contea
di Montgomery, nel Galles.
Dotato di grande intelligenza, Benjamin Piercy conseguì
la laurea in ingegneria civile a vent'anni; ma fu soprattutto
nello studio paterno che egli consolidò quella pratica
professionale che lo proporrà, giovanissimo insieme al
fratello Robert all'attenzione degli ambienti imprenditoriali
gallesi e londinesi.
Si dedicò allo studio di una vasta rete ferroviaria da
costruire nella parte settentrionale della regione del Galles.
Compiuti questi studi, il progetto da lui elaborato incontrò
l'opposizione delle compagnie ferroviarie North Western e Great
Western, che pur rivali fra loro, ne avevano ostacolato l'approvazione
da parte del Parlamento inglese. Ma Piercy, giovane tenace e
attivissimo, si presentò personalmente agli uffici della
Camera e davanti a un'apposita Commissione riuscì a farsi
approvare il progetto. In seguito realizzò linee ferroviarie
per complessivi quattromila chilometri.
L'intensa attività professionale diede a Benjamin Piercy
una solida posizione economica e nel 1855 sposò Sarah Davies, figlia di Thomas
Davies, un facoltoso albergatore di
Montgomery.
Dal matrimonio nacquero nove figli, tre maschi e sei femmine.
Tra il 1879 e il 1883 Benjamin Piercy perfezionò l'acquisto
delle tenute di Baddesalighes e di Padrumannu, dove impiantò
una fra le aziende agricole più estese e più razionali
della Sardegna di fine Ottocento.
Costruì la borgata di Baddesalighes (Bolotana) e venne
in possesso di quella di Padrumannu (Macomer): la prima destinata
all'agricoltura e la seconda all'industria. A Padrumannu, nel
1903, vivevano circa 35 famiglie, impegnate nei lavori dell'importante
caseificio: la sterilizzazione del latte, la fabbricazione del
burro e del formaggio, per il relativo smercio soprattutto a
Cagliari, dove esisteva una rivendita dei prodotti dell'azienda Piercy: la Latteria Padrumannu al N° 14 di Piazza Savoia.
La sterilizzazione del latte veniva fatta per mezzo di una macchina
a vapore verticale e di tre sterilizzatori a cassa, a chiusura
ermetica, di fabbricazione inglese: a quei tempi una novità
assoluta! Importante era anche l'allevamento dei cavalli di varie
e distinte razze, con vaste e moderne scuderie; i cavalli venivano
venduti ad ottimo prezzo alle apposite commissioni militari.
Nei successivi anni Padrumannu aumentava di importanza e gli
abitanti raggiungevano il numero di circa 200, sistemati in circa
30 case.
Era stata anche organizzata una grande segheria per la lavorazione
del legname da esportare, ed il prodotto si otteneva distruggendo
migliaia di piante secolari.
Dopo i tagli effettuati nei primi anni Ottanta per ricavare traversine
per le ferrovie, B. Piercy impiantò nelle sue proprietà
di Macomer, Bolotana e Laconi, estesi vivai di piante allo scopo
di procedere ad un'opera di rimboschimento. Le essenze che si
dimostrarono più adatte alle caratteristiche pedologiche
dei terreni furono il pino marittimo e i larici, piante dotate
di rapida crescita e tali pertanto da poter essere sfruttate
su scala industriale.
Furono rimboschiti circa 340 ettari dell'azienda del Marghine.
La gran parte dei terreni aziendali furono però destinati
all'allevamento del bestiame. Inoltre si dedicò alla valorizzazione
delle razze equine, e al miglioramento delle razze bovine, equine
e suine. L'azienda Padrumannu costituì in Sardegna una
fra le poche unità produttive improntate a criteri di
razionalità produttiva, modernamente attrezzate e realizzate
con cospicui investimenti di capitale. Sorta su terreni in gran
parte di origine ademprivile, essa può costituire un esempio
delle benefiche trasformazioni che si sarebbero potute apportare
nelle campagna sarde se il processo di colonizzazione avesse
imboccato la strada degli investimenti produttivi e non soltanto
quella della semplice devastazione del patrimonio forestale ad
opera di speculatori privi di scrupoli.
Nella località di Baddesalighes, B. Piercy edifica la
villa padronale, una sorta di rustico castello quadrilobato,
immersa in un magnifico parco all'inglese dove cercò di
far convivere, in una sintesi carica di suggestione, le essenze
autoctone quali l'agrifoglio e il tasso, con piante esotiche
come le gigantesche tuie e gli ippocastani.
Attorno alla villa padronale e al parco, serviti da acque opportunamente
canalizzate, nella borgata agricola c'erano circa quaranta case,
con 97 coloni, con gli amministratori si raggiungeva il numero
di 210 abitanti.
In entrambe le borgate esisteva un servizio di carabinieri e
di guardie, una chiesa e una scuola. Nel mese di settembre di
ogni anno il maggiore Piercy teneva una grande festa, con centinaia
di invitati e si effettuavano diverse fiere, come l'esposizione
di equini e bovini, corse di cavalli, sfilate di costumi con
assegnazioni di premi.
Terminato l'accorpamento dei terreni nelle montagne del Marghine
fino a raggiungere un'estensione di circa 3700 ettari B. Piercy
si preoccupò anche di dotare il vasto tenimento di infrastrutture
viarie, realizzando una strada interna all'azienda che, partendo
dalla zona di Padrumannu, lungo la statale Cagliari-Sassari,
si sviluppava per 12 chilometri.
All'interno dell'azienda costruì inoltre un fitto reticolo
di stradine interpoderali che collegavano le varie tanche: esse
raggiungevano una lunghezza complessiva di 32 chilometri.
Nei lavori di bonifica fondiaria della grande azienda impiegò
soprattutto lavoratori provenienti da Comuni sotto la cui giurisdizione
ricadevano i terreni, dando così sollievo, in anni di
carestia, alla miseria di quelle popolazioni.
Per la sua generosità di datore di lavoro, oltre che per
le imponenti trasformazioni agrarie che andava realizzando nei
terreni montani, il Comune di Bolotana gli concesse, nel 1882,
la cittadinanza onoraria.
Anche il Comune di Macomer avrebbe in seguito concesso a B. Piercy
la cittadinanza onoraria alla memoria e gli avrebbe intitolato
una via.
Morì all'improvviso a Londra, a seguito di un malore al
termine di un banchetto nella Mansion House, la residenza del
sindaco di Londra. Era la sera del 24 marzo 1888. Nella capitale
inglese fu sepolto al Kensal Green Cemetery.
Generale fu in Sardegna il cordoglio per la sua scomparsa, a
testimonianza della stima di cui si era saputo circondare.
Benjamin Piercy aveva lasciato un testamento, nel quale aveva
scelto la forma di trasmissione dell'eredità per fedecommesso,
e imponeva ai fedecommissari di vendere l'intero patrimonio per
erogarne poi il numerario ai legittimi eredi nella forma da lui
voluta.
Il figlio maggiore Robert Charles, impugnò il testamento.
Seguì una lunga vertenza giudiziaria, infine l'Alta Corte
di Giustizia di Londra, accordò ai fedecommissari ed esecutori
testamentari la facoltà di vendere tutti i beni esistenti
in Sardegna.
Con atto rogato dal notaio Giuseppe Sulis del 19 settembre 1904,
il penultimo dei figli di Benjamin Piercy, Benjamin Herbert acquistava
le tenute di Padrumannu e Baddesalighes, riunendo così
nelle sue mani una parte cospicua dell'eredità Piercy
in Sardegna.
I beni della regione del Marghine, appartenenti all'ing. Piercy
venivano così riuniti nelle mani di un membro della famiglia.
Il prezzo del riscatto fu fissato in L.422.000, comprendendo
in esso anche l'undicesimo spettante all'acquirente Benjamin
Herbert Piercy.
Ultimo elemento importante dell'atto di vendita, la dichiarazione
di voler beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge
2 agosto 1897 sui provvedimenti per la Sardegna.
Sarà proprio il riconoscimento delle agevolazioni fiscali
previste dalla legge del 1897 a scatenare contro B.H.Piercy l'ira
delle popolazioni del Marghine due anni dopo.
In virtù di un'elastica interpretazione dell'art. 12 di
questa legge, contenente disposizioni per la colonizzazione e
il popolamento delle campagne sarde, che H. Piercy poté
ottenere il riconoscimento delle caratteristiche di borgata autonoma
per Baddesalighes e la conseguente esenzione fiscale per un periodo
di venti anni.
Così per legge veniva esonerato dalle imposte governative
e dalle tasse comunali, tasse che venivano a gravare poi per
oltre tremila lire annue quelle degli altri contribuenti.
La lungimiranza e l'intelligenza di Benjamin Piercy non costituivano,
secondo quanto ci riferiscono le cronache dell'epoca, l'aspetto
caratteristico della personalità del figlio B. H. Piercy
"che succedette nell'amministrazione dei vasti tenimenti,
ma non si può dire sia stato continuatore delle idealità
paterne.
I boschi furono venduti e la scure dello speculatore recise le
secolari piante, rendendo brulle o quasi le ampie distese, cambiando
aspetto alla maestosa montagna un tempo così bella. Così
distrutti i boschi, pare che pensi a vendere una parte dei terreni
per un prezzo superiore di quello d'acquisto e col Comune di
Bolotana già pendono trattative per l'acquisto del tancato
Sas Costas
."
I possedimenti dei Piercy raggiunsero la massima estensione,
nel territorio di Bolotana, all'inizio del secolo.
Dopo l'acquisto del lotto demaniale, attraverso ulteriori acquisti
e permute, i Piercy si estesero anche nei terreni assegnati ai
privati.
Subito dopo ebbe inizio lo sgretolamento.
Nel 1914 il Comune di Bolotana acquistò il tancato Sas
Costas da Giannasi Pellegrino, un industriale del legno e del
carbone, al quale i Piercy lo avevano in precedenza ceduto.
Dopo la prima guerra mondiale ci fu un tentativo, fallito sul
nascere, di invasione dei terreni da parte dei contadini di Bolotana.
A breve distanza di tempo i Piercy vendettero i tancati Funtana
Edra e S'Elidone.
Nel secondo dopoguerra, le forti tensioni sociali del mondo contadino
sono culminate con l'occupazione delle terre dei Piercy.
Subito dopo la legge 12.5.1950, N. 230, relativa alla riforma
fondiaria, ha dato inizio praticamente alla dissoluzione del
patrimonio dei Piercy, che viene in parte espropriato.
I terreni non espropriabili vengono in breve tempo venduti.
Il
Comune di Bolotana riesce ad acquistare il tancato "Sa Serra". Il sindaco dell'epoca,
Giovanni Maria Bussa, per pagare
il prezzo richiesto, rivolge un appello alla popolazione, che
sottoscrive un finanziamento a favore del Comune.
Il Comune di Lei acquista il tancato S'Ispiga Murina.
I privati infine acquistano il resto: Oseddo, Su Baratu, Baddesalighes.
I terreni espropriati per la riforma fondiaria sono stati assegnati
dall'Etfas agli allevatori di Bolotana. Dopo oltre 130 anni la
montagna è quasi interamente tornata nella disponibilità
di Bolotana.
LA FLORA DI BADDESALIGHES
Nel 1870 la vegetazione forestale di Tres Funtanas-Badde
Salighes era costituita da formazioni miste di leccio-tasso-acero
minore e agrifoglio, di sicuro imponenti e di grande suggestione.
In questo contesto Benjamin Piercy concepì di ingentilire
il luogo, modificando quanto necessario, per creare un intorno
che, in qualche modo, ricordasse i grandi parchi inglesi.
L'acquisto di Badde Salighes fu perfezionato tra il 1879 e il
1883, in questa data è da collocare la realizzazione della
villa.
Del bosco attiguo all'area della villa una parte fu mantenuta
a cornice degli edifici, mentre una parte fu tagliata e sostituita,
in linea con il senso pratico del Piercy, con il castagneto.
L'idea del Piercy era quella di realizzare un parco, secondo
gli esempi classici della terra natale, seguendo i canoni e i
gusti dell'epoca che vedevano nelle piante esotiche motivo di
interesse sia estetico che pratico.
In Benjamin Piercy l'interesse prevalente fu senz'altro quello
estetico, ma non è da trascurare, nel contesto più
ampio, l'aspetto economico.
I grandi viali di ippocastano, di calocedro, gli abeti, i grandi
cedri o i cipressi di Lawson hanno una funzione eminentemente
estetica, che ben si integravano con i grandi tassi, gli aceri
di Montpellier, gli agrifogli, le querce e i grandi lecci.
La scelta della specie introdotte appare meditata e oculata,
tanto è vero che l'unico esemplare ivi esistente di abete
di Spagna, potrebbe essere quello di maggiori dimensioni esistenti
al mondo.
Un altro elemento di pregio è rappresentato dal tunnel
di bosso sempreverde, uno tra i più lunghi esistenti in
Italia.
Il parco non è solo un insieme di alberi, ma sono disposti
in modo da creare un sapiente gioco di spazi aperti e conclusi,
viali alberati, gruppi di alberi delle diverse specie.
In questo contesto trova spazio anche la ricerca di colore; il
giallo delle fioriture degli aceri, delle querce, la variegatura
delle foglie delle stesse specie nel periodo autunnale, sono
una componente fondamentale dell'ambiente naturale, che si stacca
in modo netto dalle diverse tonalità di verde delle specie
a foglie persistenti.
Accanto alla componente arborea abbiamo una serie di arbusti
e suffrutici come la lavanda, i ligustri, la lianosa periploca,
che raccordavano l'insieme del giardino.
Sono da ricordare ancora le specie erbacee, come il giglio di
S. Antonio(Lilium candidum), lo zafferano (Crocus Sativus), lo
zafferano giallo ( Crocus Aureus).
Le piante esotiche presentano limiti di natura biologica e di
adattamento ecologico, che non consente loro di riprodursi spontaneamente,
ne consegue che gli alberi, esaurito il loro ciclo vitale, non
vengono sostituiti da nuovi individui e tendono a scomparire.
In questo contesto le specie native come il leccio, la roverella
e soprattutto l'agrifoglio, riconquistano a poco a poco il terreno
che era stato loro sottratto.
Potrebbe succedere che nell'arco di qualche secolo la vegetazione
naturale riporti l'area alla condizione originaria e perdere
così la testimonianza materiale dell'opera del Piercy.
Gli enti territoriali intendono intervenire per riqualificare
l'area con la creazione del Giardino Botanico Montano e l'istituzione
di un centro legato allo sviluppo della montagna e collegato
alle attività di formazione delle scuole di ogni ordine
e grado.
|