"Progetto di sviluppo locale della montagna italiana"

Anno Scolastico 1997...

,

LE FERROVIE SARDE E VILLA PIERCY

La storia di Villa Piercy è legata alla storia delle ferrovie sarde.
Nel grande progetto della rigenerazione dell'Italia, così come fu concepito da Cavour, la Sardegna occupò una parte importante nel programma generale.
Cavour prevedeva che l'isola, diretta ed incoraggiata correttamente, avrebbe avuto un grande futuro davanti a sé ed avrebbe potuto rioccupare nel mondo moderno la posizione che aveva occupato nel mondo antico; allora essa era capace di far scaturire dal seno della sua terra una tale sovrapproduzione di prodotti da meritarsi il titolo di "granaio di Roma" e dalle sue miniere venivano forgiate le lance che resero Roma padrona del mondo.
La prima parte del programma sardo puntava ad incrementare il commercio con un sistema di ferrovie.
In realtà la decisione di costruire le ferrovie in Sardegna passò in Parlamento in mezzo a molte resistenze e soltanto perché parve una scorciatoia utile per l'abolizione degli ademprivili (terreni soggetti agli usi civici: la popolazione, cioè, vi esercitava il godimento gratuito del pascolo, del legnatico, del carbone, dell'acqua ecc.). Tale era appunto lo scopo fondamentale di Cavour fin dal 1856, fu proprio lui in qualità di Ministro delle finanze a proporre il primo progetto di legge per l'abolizione degli ademprivili.
Il programma delle ferrovie sarde giunse a maturazione solo nel 1862 quando Depretis divenne Ministro dei Lavori Pubblici.
Italiani influenti e un piccolo gruppo di inglesi si impegnarono a formare una Compagnia che progettasse e costruisse un sistema ferroviario che doveva collegare le principali città dell'isola.
Una volta formatasi la Compagnia Reale per la costruzione delle ferrovie sarde, fu chiamato a collaborare il giovane ing. Benjamin Piercy, che ottenne l'incarico di ingegnere capo e gli furono affidati tutti gli studi per la realizzazione dell'importante tronco ferroviario.
Ma nel 1866 la Compagnia, non riuscendo a ottenere i 200.000 ettari di terreni ademprivili (godimento collettivo della terra) che le dovevano essere consegnati come compenso delle spese di costruzione, ruppe il contratto con il Governo italiano; i lavori rimasero interrotti per diversi anni e ripresero soltanto quando fu assicurata una copertura finanziaria per ogni chilometro di linea costruita.
La Compagnia Reale era finanziata dal mercato londinese; e questo forse per gli ostacoli incontrati nella costruzione e forse non più certa della bontà dell'iniziativa, non fornì più i capitali, facendo crollare in Borsa le azioni della compagnia, e a basso prezzo circa 80.000 di queste furono acquistate dalla Banca Italo-Germanica, ma due anni dopo l'istituto di credito fallì clamorosamente.
Il Piercy continuò la sua azione propagandistica perché vedeva i vantaggi della sua iniziativa, anche dal punto di vista finanziario e considerava che avrebbe dato, in un lontano futuro, notevoli profitti; convinse perciò gli amici londinesi ad acquistare le azioni, assicurandosi che avrebbe seguito personalmente la costruzione della rete sarda.
Ritornò in Sardegna e risolvendo non poche difficoltà burocratiche, riprese i lavori, portandoli a compimento nel 1880 con l'inaugurazione ufficiale della Cagliari-Terranova (Olbia) e della Chilivani-Portotorres. In seguito ottenne anche lo studio e la costruzione delle ferrovie secondarie.
Il contrasto tra l'ing. Piercy e le rappresentanze politiche di Nuoro e di Bolotana avvenne negli anni tra il 1875 e il 1881: il motivo era rappresentato dallo spostamento della linea ferroviaria, in quanto il progetto originario prevedeva che la ferrovia da Oristano a Ozieri attraversasse la Valle del Tirso.
Durante il dibattito in Parlamento il deputato nuorese S. Pirisi Siotto proponeva l'esclusione del tracciato per Macomer e Bonorva, con una deviazione che avrebbe dovuto attraversare la vallata del Tirso, inerpicarsi quindi lungo i Comuni del Goceano, per sboccare a Terranova (Olbia); in questo modo la ferrovia si sarebbe accostata a Nuoro fino a una distanza di 35 chilometri, tale è la distanza da Tirso, attuale stazione delle ferrovie secondarie, a Nuoro. La proposta sollevò vivaci proteste e la proposta di modifica del tracciato venne accantonata.
A Bortigali, Silanus, Bolotana e Nuoro fu dato, dopo tanto, il contentino delle ferrovie secondarie e in più aggiunto anche il tratto Nuoro-Terranova, via Orosei, rimasto a livello di progetto, mai realizzato nonostante le proteste e gli ordini del giorno.
Piercy aveva fatto un bel regalo alla Sardegna centrale, con gli anni, e del resto ancora oggi, è gravissimo il danno per quelle regioni, recato al solo fine dei speculazione privata.
Ma chi era in realtà l'ing. Piercy?
Nato il 16 marzo 1827 a Trefelwys, località della contea di Montgomery, nel Galles.
Dotato di grande intelligenza, Benjamin Piercy conseguì la laurea in ingegneria civile a vent'anni; ma fu soprattutto nello studio paterno che egli consolidò quella pratica professionale che lo proporrà, giovanissimo insieme al fratello Robert all'attenzione degli ambienti imprenditoriali gallesi e londinesi.
Si dedicò allo studio di una vasta rete ferroviaria da costruire nella parte settentrionale della regione del Galles. Compiuti questi studi, il progetto da lui elaborato incontrò l'opposizione delle compagnie ferroviarie North Western e Great Western, che pur rivali fra loro, ne avevano ostacolato l'approvazione da parte del Parlamento inglese. Ma Piercy, giovane tenace e attivissimo, si presentò personalmente agli uffici della Camera e davanti a un'apposita Commissione riuscì a farsi approvare il progetto. In seguito realizzò linee ferroviarie per complessivi quattromila chilometri.
L'intensa attività professionale diede a Benjamin Piercy una solida posizione economica e nel 1855 sposò Sarah Davies, figlia di Thomas Davies, un facoltoso albergatore di Montgomery.
Dal matrimonio nacquero nove figli, tre maschi e sei femmine.
Tra il 1879 e il 1883 Benjamin Piercy perfezionò l'acquisto delle tenute di Baddesalighes e di Padrumannu, dove impiantò una fra le aziende agricole più estese e più razionali della Sardegna di fine Ottocento.
Costruì la borgata di Baddesalighes (Bolotana) e venne in possesso di quella di Padrumannu (Macomer): la prima destinata all'agricoltura e la seconda all'industria. A Padrumannu, nel 1903, vivevano circa 35 famiglie, impegnate nei lavori dell'importante caseificio: la sterilizzazione del latte, la fabbricazione del burro e del formaggio, per il relativo smercio soprattutto a Cagliari, dove esisteva una rivendita dei prodotti dell'azienda Piercy: la Latteria Padrumannu al N° 14 di Piazza Savoia. La sterilizzazione del latte veniva fatta per mezzo di una macchina a vapore verticale e di tre sterilizzatori a cassa, a chiusura ermetica, di fabbricazione inglese: a quei tempi una novità assoluta! Importante era anche l'allevamento dei cavalli di varie e distinte razze, con vaste e moderne scuderie; i cavalli venivano venduti ad ottimo prezzo alle apposite commissioni militari.
Nei successivi anni Padrumannu aumentava di importanza e gli abitanti raggiungevano il numero di circa 200, sistemati in circa 30 case.
Era stata anche organizzata una grande segheria per la lavorazione del legname da esportare, ed il prodotto si otteneva distruggendo migliaia di piante secolari.
Dopo i tagli effettuati nei primi anni Ottanta per ricavare traversine per le ferrovie, B. Piercy impiantò nelle sue proprietà di Macomer, Bolotana e Laconi, estesi vivai di piante allo scopo di procedere ad un'opera di rimboschimento. Le essenze che si dimostrarono più adatte alle caratteristiche pedologiche dei terreni furono il pino marittimo e i larici, piante dotate di rapida crescita e tali pertanto da poter essere sfruttate su scala industriale.
Furono rimboschiti circa 340 ettari dell'azienda del Marghine.
La gran parte dei terreni aziendali furono però destinati all'allevamento del bestiame. Inoltre si dedicò alla valorizzazione delle razze equine, e al miglioramento delle razze bovine, equine e suine. L'azienda Padrumannu costituì in Sardegna una fra le poche unità produttive improntate a criteri di razionalità produttiva, modernamente attrezzate e realizzate con cospicui investimenti di capitale. Sorta su terreni in gran parte di origine ademprivile, essa può costituire un esempio delle benefiche trasformazioni che si sarebbero potute apportare nelle campagna sarde se il processo di colonizzazione avesse imboccato la strada degli investimenti produttivi e non soltanto quella della semplice devastazione del patrimonio forestale ad opera di speculatori privi di scrupoli.
Nella località di Baddesalighes, B. Piercy edifica la villa padronale, una sorta di rustico castello quadrilobato, immersa in un magnifico parco all'inglese dove cercò di far convivere, in una sintesi carica di suggestione, le essenze autoctone quali l'agrifoglio e il tasso, con piante esotiche come le gigantesche tuie e gli ippocastani.
Attorno alla villa padronale e al parco, serviti da acque opportunamente canalizzate, nella borgata agricola c'erano circa quaranta case, con 97 coloni, con gli amministratori si raggiungeva il numero di 210 abitanti.
In entrambe le borgate esisteva un servizio di carabinieri e di guardie, una chiesa e una scuola. Nel mese di settembre di ogni anno il maggiore Piercy teneva una grande festa, con centinaia di invitati e si effettuavano diverse fiere, come l'esposizione di equini e bovini, corse di cavalli, sfilate di costumi con assegnazioni di premi.
Terminato l'accorpamento dei terreni nelle montagne del Marghine fino a raggiungere un'estensione di circa 3700 ettari B. Piercy si preoccupò anche di dotare il vasto tenimento di infrastrutture viarie, realizzando una strada interna all'azienda che, partendo dalla zona di Padrumannu, lungo la statale Cagliari-Sassari, si sviluppava per 12 chilometri.
All'interno dell'azienda costruì inoltre un fitto reticolo di stradine interpoderali che collegavano le varie tanche: esse raggiungevano una lunghezza complessiva di 32 chilometri.
Nei lavori di bonifica fondiaria della grande azienda impiegò soprattutto lavoratori provenienti da Comuni sotto la cui giurisdizione ricadevano i terreni, dando così sollievo, in anni di carestia, alla miseria di quelle popolazioni.
Per la sua generosità di datore di lavoro, oltre che per le imponenti trasformazioni agrarie che andava realizzando nei terreni montani, il Comune di Bolotana gli concesse, nel 1882, la cittadinanza onoraria.
Anche il Comune di Macomer avrebbe in seguito concesso a B. Piercy la cittadinanza onoraria alla memoria e gli avrebbe intitolato una via.
Morì all'improvviso a Londra, a seguito di un malore al termine di un banchetto nella Mansion House, la residenza del sindaco di Londra. Era la sera del 24 marzo 1888. Nella capitale inglese fu sepolto al Kensal Green Cemetery.
Generale fu in Sardegna il cordoglio per la sua scomparsa, a testimonianza della stima di cui si era saputo circondare.
Benjamin Piercy aveva lasciato un testamento, nel quale aveva scelto la forma di trasmissione dell'eredità per fedecommesso, e imponeva ai fedecommissari di vendere l'intero patrimonio per erogarne poi il numerario ai legittimi eredi nella forma da lui voluta.
Il figlio maggiore Robert Charles, impugnò il testamento. Seguì una lunga vertenza giudiziaria, infine l'Alta Corte di Giustizia di Londra, accordò ai fedecommissari ed esecutori testamentari la facoltà di vendere tutti i beni esistenti in Sardegna.
Con atto rogato dal notaio Giuseppe Sulis del 19 settembre 1904, il penultimo dei figli di Benjamin Piercy, Benjamin Herbert acquistava le tenute di Padrumannu e Baddesalighes, riunendo così nelle sue mani una parte cospicua dell'eredità Piercy in Sardegna.
I beni della regione del Marghine, appartenenti all'ing. Piercy venivano così riuniti nelle mani di un membro della famiglia.
Il prezzo del riscatto fu fissato in L.422.000, comprendendo in esso anche l'undicesimo spettante all'acquirente Benjamin Herbert Piercy.
Ultimo elemento importante dell'atto di vendita, la dichiarazione di voler beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 2 agosto 1897 sui provvedimenti per la Sardegna.
Sarà proprio il riconoscimento delle agevolazioni fiscali previste dalla legge del 1897 a scatenare contro B.H.Piercy l'ira delle popolazioni del Marghine due anni dopo.
In virtù di un'elastica interpretazione dell'art. 12 di questa legge, contenente disposizioni per la colonizzazione e il popolamento delle campagne sarde, che H. Piercy poté ottenere il riconoscimento delle caratteristiche di borgata autonoma per Baddesalighes e la conseguente esenzione fiscale per un periodo di venti anni.
Così per legge veniva esonerato dalle imposte governative e dalle tasse comunali, tasse che venivano a gravare poi per oltre tremila lire annue quelle degli altri contribuenti.
La lungimiranza e l'intelligenza di Benjamin Piercy non costituivano, secondo quanto ci riferiscono le cronache dell'epoca, l'aspetto caratteristico della personalità del figlio B. H. Piercy "che succedette nell'amministrazione dei vasti tenimenti, ma non si può dire sia stato continuatore delle idealità paterne.
I boschi furono venduti e la scure dello speculatore recise le secolari piante, rendendo brulle o quasi le ampie distese, cambiando aspetto alla maestosa montagna un tempo così bella. Così distrutti i boschi, pare che pensi a vendere una parte dei terreni per un prezzo superiore di quello d'acquisto e col Comune di Bolotana già pendono trattative per l'acquisto del tancato Sas Costas…."
I possedimenti dei Piercy raggiunsero la massima estensione, nel territorio di Bolotana, all'inizio del secolo.
Dopo l'acquisto del lotto demaniale, attraverso ulteriori acquisti e permute, i Piercy si estesero anche nei terreni assegnati ai privati.
Subito dopo ebbe inizio lo sgretolamento.
Nel 1914 il Comune di Bolotana acquistò il tancato Sas Costas da Giannasi Pellegrino, un industriale del legno e del carbone, al quale i Piercy lo avevano in precedenza ceduto.
Dopo la prima guerra mondiale ci fu un tentativo, fallito sul nascere, di invasione dei terreni da parte dei contadini di Bolotana. A breve distanza di tempo i Piercy vendettero i tancati Funtana Edra e S'Elidone.
Nel secondo dopoguerra, le forti tensioni sociali del mondo contadino sono culminate con l'occupazione delle terre dei Piercy.
Subito dopo la legge 12.5.1950, N. 230, relativa alla riforma fondiaria, ha dato inizio praticamente alla dissoluzione del patrimonio dei Piercy, che viene in parte espropriato.
I terreni non espropriabili vengono in breve tempo venduti.

Il Comune di Bolotana riesce ad acquistare il tancato "Sa Serra". Il sindaco dell'epoca, Giovanni Maria Bussa, per pagare il prezzo richiesto, rivolge un appello alla popolazione, che sottoscrive un finanziamento a favore del Comune.
Il Comune di Lei acquista il tancato S'Ispiga Murina.
I privati infine acquistano il resto: Oseddo, Su Baratu, Baddesalighes.
I terreni espropriati per la riforma fondiaria sono stati assegnati dall'Etfas agli allevatori di Bolotana. Dopo oltre 130 anni la montagna è quasi interamente tornata nella disponibilità di Bolotana.

 

LA FLORA DI BADDESALIGHES

Nel 1870 la vegetazione forestale di Tres Funtanas-Badde Salighes era costituita da formazioni miste di leccio-tasso-acero minore e agrifoglio, di sicuro imponenti e di grande suggestione.
In questo contesto Benjamin Piercy concepì di ingentilire il luogo, modificando quanto necessario, per creare un intorno che, in qualche modo, ricordasse i grandi parchi inglesi.
L'acquisto di Badde Salighes fu perfezionato tra il 1879 e il 1883, in questa data è da collocare la realizzazione della villa.
Del bosco attiguo all'area della villa una parte fu mantenuta a cornice degli edifici, mentre una parte fu tagliata e sostituita, in linea con il senso pratico del Piercy, con il castagneto.
L'idea del Piercy era quella di realizzare un parco, secondo gli esempi classici della terra natale, seguendo i canoni e i gusti dell'epoca che vedevano nelle piante esotiche motivo di interesse sia estetico che pratico.
In Benjamin Piercy l'interesse prevalente fu senz'altro quello estetico, ma non è da trascurare, nel contesto più ampio, l'aspetto economico.
I grandi viali di ippocastano, di calocedro, gli abeti, i grandi cedri o i cipressi di Lawson hanno una funzione eminentemente estetica, che ben si integravano con i grandi tassi, gli aceri di Montpellier, gli agrifogli, le querce e i grandi lecci.
La scelta della specie introdotte appare meditata e oculata, tanto è vero che l'unico esemplare ivi esistente di abete di Spagna, potrebbe essere quello di maggiori dimensioni esistenti al mondo.
Un altro elemento di pregio è rappresentato dal tunnel di bosso sempreverde, uno tra i più lunghi esistenti in Italia.
Il parco non è solo un insieme di alberi, ma sono disposti in modo da creare un sapiente gioco di spazi aperti e conclusi, viali alberati, gruppi di alberi delle diverse specie.
In questo contesto trova spazio anche la ricerca di colore; il giallo delle fioriture degli aceri, delle querce, la variegatura delle foglie delle stesse specie nel periodo autunnale, sono una componente fondamentale dell'ambiente naturale, che si stacca in modo netto dalle diverse tonalità di verde delle specie a foglie persistenti.
Accanto alla componente arborea abbiamo una serie di arbusti e suffrutici come la lavanda, i ligustri, la lianosa periploca, che raccordavano l'insieme del giardino.
Sono da ricordare ancora le specie erbacee, come il giglio di S. Antonio(Lilium candidum), lo zafferano (Crocus Sativus), lo zafferano giallo ( Crocus Aureus).
Le piante esotiche presentano limiti di natura biologica e di adattamento ecologico, che non consente loro di riprodursi spontaneamente, ne consegue che gli alberi, esaurito il loro ciclo vitale, non vengono sostituiti da nuovi individui e tendono a scomparire.
In questo contesto le specie native come il leccio, la roverella e soprattutto l'agrifoglio, riconquistano a poco a poco il terreno che era stato loro sottratto.
Potrebbe succedere che nell'arco di qualche secolo la vegetazione naturale riporti l'area alla condizione originaria e perdere così la testimonianza materiale dell'opera del Piercy.
Gli enti territoriali intendono intervenire per riqualificare l'area con la creazione del Giardino Botanico Montano e l'istituzione di un centro legato allo sviluppo della montagna e collegato alle attività di formazione delle scuole di ogni ordine e grado.