Il fiume

Il Rio Biralotta con il suo corso, le sue sorgenti e cascate conferisce all’area da P.ta Palai ad Ortakis a Mularza Noa un notevole interesse naturalistico soprattutto per le specie vegetali legate alla presenza dell’acqua. Si origina dalla cima di P.ta Palai dove già dalle prime piogge autunnali l’acqua percola sino alle numerosi fonti tra queste la più importante è quella di Sissiri. Tutto il versante Nord di P.ta Palai è solcato da numerosi rigagnoli che pian piano si riuniscono tra loro a formare ruscelli tra i grandi massi affioranti. Nei pressi di questi ruscelli troviamo le principali entità endemiche vegetali che qui colonizzano ampiamente l’area. Talune specie le rinveniamo ai margini dei piccoli corsi d’acqua come le viole e la Barbarea rupicola mentre altre come la Morisia monantha e il Bellium bellidiodes addirittura vegetano nel centro del ruscello. Questo conferisce una certa suggestione all’intero paesaggio montano soprattutto in primavera. I numerosi ruscelli riversano le loro acque nel vasto pianoro di Mandra Pudatta originando un’importante area umida montana.

Qui specie come la Ginestra, il Prugnolo, il Timo si trovano a vegetare in un substrato non certamente loro tipico che nel periodo invernale diventa un piccolo lago. Da qui ingenti quantità d'acqua scorrono verso Ortakis diventando un torrente impetuoso che precipita improvviso nella piccola ma spettacolare cascata d'Ortakis. La cascata permane per gran parte dell’anno anche se nel periodo estivo è solo poco più di un rigagnolo. Da Ortakis il torrente si addentra nel bosco di Roverella, Agrifoglio e Tasso anche se lungo il corso d’acqua troviamo diversi esemplari di Sambuco, Frassino, Melo selvatico ed Evonimo, numerose felci tra le quali spicca per grandezza e rarità l’arcaica Osmunda regalis. Presso una sorgente vegeta inoltre la vera rarità botanica del biotopo: il Ribes sandalioticum. Il letto del Rio Biralotta è spesso oscurato dalla vegetazione riparia e dalle numerose lianose e dai rovi impenetrabili e solo quando si giunge al pianoro di Mularza Noa è possibile osservarlo bene. Qui il paesaggio cambia completamente: il bosco sembra interrompersi improvvisamente per lasciar posto ad un vasto pascolo alberato. Anche il letto del fiume si trasforma e da torrente impetuoso diviene calmo e lento è può cosi essere colonizzato dalle piante acquatiche, in inverno dalle verdi Callitriche ed in primavera dai Ranuncoli acquatici dai piccoli fiori bianchi galleggianti. Poco oltre un muretto a secco, l’acqua precipita fragorosamente nella forra di Mularza Noa formata da pareti verticali che si aprono a V verso nord. Qui la vegetazione impenetrabile rende limitata la percorribilità sono i numerosi esemplari di notevoli dimensioni di Tasso ed Agrifoglio, il raro Ciliegio selvatico e le numerosissime lianose che costituiscono una copertura quasi totale. Solo durante l’estate, quando il letto del torrente è quasi asciutto la forra diventa percorribile. Nel primo tratto del torrente, quando le sue acque scorrono veloci e impetuose, gli unici animali presenti sono degli invertebrati spesso vermiformi che adoperano diverse strategie per resistere alla forte corrente. Le numerose pozze originate dalle diverse anse del fiume sono invece un’importante risorsa idrica per i molteplici animali che abitano il bosco quali volpi, cinghiali e martore che qui si recano a bere. Nel pianoro di Mularza Noa, il Rio Biralotta è troppo esposto per gli animali selvatici che sono sostituiti da bovini ed ovini che pascolano nell’area. Nella parte più a valle dove il Rio Biralotta diviene Rio Urpinos troviamo un raro endemismo sardo, la Trota macrostigma che purtroppo anche in seguito all’immissione d'esemplari di Trota fario è sempre meno frequente.