Bolotana e la sua montagna

Bolotana è situata ai piedi della catena del Marghine, nella Sardegna Nord - Occidentale, a 500 metri sul livello del mare.
Il nome di Bolotana, oggi come ieri, è legato alla sua montagna: Località come
Baddesalighes, Ortakis, Mularza Noa e Punta Palai sono conosciute in tutta l'Isola.
Lo stesso Angius (1) riferendosi, nel 1830, alla straordinaria ricchezza di questa zona, ne faceva una suggestiva descrizione.
Da allora, comunque, la montagna ha subito un considerevole impoverimento: negli ultimi anni gli incendi hanno lasciato, tra Ortakis e Palai un segno di distruzione, ma le oasi di Mularza Noa ed Ortakis sono rimaste quasi intatte.
La montagna di Bolotana offre ai visitatori anche attrazioni archeologiche che attendono di essere portate alla luce e valorizzate ( vedi Cimitero Romano di "Su Chivarzu" e altri siti distribuiti un po' ovunque nel territorio), Particolarmente interessante è la fortezza punica di Mularza Noa insieme ai nuraghi di Ortakis ( tra i quali Tittirriola è quello meglio conservato) e ai circoli rituali prenuragici.

Attualmente la montagna è utilizzata a pascolo , ma il Comune si propone, con una serie di interventi, la piena valorizzazione turistica ed economica nonché la salvaguardia di biotopi tra i più interessanti della Sardegna per la presenza di singolarità botaniche, come le foreste primarie di TASSO ed AGRIFOGLIO, o la vegetazione Riparia, con la formazione a Osmunda regalis, e delle zone umide, con i pratelli di igrofite delle zone temporaneamente inondate. Notevole è l'interesse botanico della zona di BADDESALIGHES per la presenza di numerose specie arboree esotiche acclimatate benissimo fondendosi positivamente con quelle autoctone.

BADDESALIGHES è stato il regno di Bengjmin Percy, l'ingegnere del Galles socio delle ferrovie reali sarde, che progettò alla fine del secolo scorso le tratte Cagliari - Olbia, Terranova e Chilivani.
Il commendatore Percy impiantò a BADDESALIGHES una grande azienda agricola, un caseificio secondo moderni criteri e costruì il suo borgo, al centro del quale sorge Villa Percy, a 1000 metri sul livello del mare, quasi nascosta da una muraglia di alberi: una costruzione unica nel suo genere in Sardegna, simbolo di un potere assoluto quasi coloniale, ma anche delle lotte dei contadini che rivendicavano un pezzo di terra.
Già da tempo l'Azienda Foreste Demaniali e la Regione avrebbero dovuto approvare il progetto di un "Orto Botanico" a BADDESALIGHES, il più grande d'Europa con una estensione di circa 1000 ettari; pari comunque che i tempi di realizzazione di questa oasi naturalistica non siano ancora maturi, anche perché è difficile vincere le resistenze dei proprietari dei fondi esistenti nell'area interessata.

Storia della montagna di Bolotana

         La storia della montagna di Bolotana si può dividere in due periodi:

1.     Anteriore all’abolizione del feudalesimo

2.     Posteriore all’abolizione del feudalesimo.

         Tale data non segna una svolta radicale bensì un’apertura all’esterno, verso l’Italia e l’Europa.

 

I PERIODO: dalla dominazione romana al 1843

Nel primo periodo tutta la montagna del Marghine è caratterizzata da una forte presenza del bosco che arriva a poche centinaia di metri dai centri abitati della collina.

Già dalla dominazione romana, i boschi appartengono quasi totalmente al demanio dello stato, mentre le popolazioni mantengono i diritti d’uso (pascolo, legnatico, ghiandatico, etc.); dopo la conquista aragonese tali diritti sono chiamati ademprivi.

All’avvento del feudalesimo (sedicesimo secolo), lo stato, cioè la monarchia aragonese prima e spagnola poi, concede i boschi ai feudatari (oltre a tutto il resto) in modo che ne percepiscano le rendite connesse, mentre i diritti d’ademprivio rimangono salvi.

Con l’incremento della popolazione si restringe l’estensione del bosco che cede il passo all’agricoltura o al pascolo: i terreni sottratti al bosco divengono quasi sempre privati, poiché il lavoro agricolo sul fondo ne legittima la proprietà.In alcuni casi sono i pastori che, occupando per anni un terreno, lo tramandano alle generazioni successive e ne diventano proprietari. A Bolotana, al momento dell’abolizione del feudalesimo, la proprietà privata si spinge all’interno del bosco. In montagna vi era una zona particolare detta “Salto di Sauccu” nella quale viene esercitata una promiscuità di diritti tra tutti gli abitanti del Marghine.

Ma vediamo quali sono gli aspetti economici della montagna.

Bisogna dire che essa ha un’importanza fondamentale nell’economia dei piccoli villaggi: il bosco fornisce legna da ardere, carbone, travi per l’edilizia, tavole, tegole, legno per gli attrezzi da lavoro, mobili e suppellettili per la casa. Fornisce pascolo e frasche alle greggi, alle mandrie, ghiande ai maiali che, con gli insaccati prodotti dalle loro carni, costituiscono una riserva alimentare vitale per quei tempi. Il bosco inoltre accoglie una ricca selvaggina e i suoi fiumi sono ricchi di trote; anche i frutti di bosco, more, lentisco, olivastro sono una risorsa importante in tempi di carestia. Il bosco, insomma, sostituiva le nostre comuni fonti energetiche: petrolio, carbone, metallo, oltre che essere una fonte insostituibile di risorse alimentari.

Testimonianze di questo periodo (1500-1600) sono da ricercare nell’opera del primo storico sardo: Gian Francesco Fara il quale dice: “nell’incontrada di Macomer si estendono i monti Menomeni, rivestiti di selve ghiandifere e di boschi e d’altre piante silvestri, utili come legname per l’edificazione di case e per la costruzione delle navi; i fiumi scorrono ricchi di mitili, d’anguille e di trote”. Anche Francesco Vico ci offre una testimonianza analoga a proposito dei monti Menomeni.

Il Casalis, alla voce Marghine parla di grandi foreste che danno copiosi frutti e materiale di costruzione, tuttavia lo stensore (Vittorio Angius) rileva le continue devastazioni del bosco ad opera dei pastori i quali non rispettano gli alberi e, durante l’inverno ,si sfrondano completamente.

Alla voce “Bolotana” dello stesso dizionario sono menzionate tutte le specie arboree più diffuse tra le quali il tasso, perastri, tamerici, olivastri ecc; parla di otto milioni d’individui alcuni dei quali di dimensioni notevoli. Sempre a proposito del bosco rileva che è stato asilo di malviventi , che vi albergano con la complicità di qualche “traditore”. Cita poi il salto di Sauccu definendolo “spoglio di alberi” a causa dei bonorvesi che, per pochi soldi davano al fattore del barone, mensilmente, una notevole quantità di legname, questi calava la scure “dove lor piaceva”.

         In effetti questi tagli indiscriminati cui fa riferimento il Casalis fanno parte dell’uso , cosiddetto straordinario, del bosco, avvenuti ai primi dell’ottocento.

Nel 1827 si ha notizia di un taglio nella selva di Sauccu concesso al Podatario generale del Duca di Mandas, ancora nel 1835, sempre nella stessa selva è citato un altro taglio , tra il 1841 e il 1842 si susseguono , in zone diverse ma sempre nel Marghine, rilevanti tagli di legname giustificabili con il bisogno da parte del governo, sempre crescente, di maggiori entrate finanziarie. D’altronde, le comunità locali non erano consapevoli dei danni arrecati al loro patrimonio boschivo o forse non erano in grado di opporsi.

Un aspetto particolare sull’uso dei boschi, in particolare a Bolotana, riguarda le connessioni con la criminalità diffusa dal 1700 alla metà dell’800.

In una relazione del giudice Joseph Aragonez, nominato dal vicerè per combattere la banda dei fratelli Filia Madau, banditi bolotanesi, si dice che “…..al termine del paese inizia la montagna, ampia non solo per sé medesima, ma anche per la sua ininterrotta unione con quelle del Goceano, di Bonorva e di moltissime altre …..in modo che deve ritenersi inutile ogni inseguimento generico, per essere impercorribili, eccetto che a piedi……

Un altro riferimento preciso, riguardante Bolotana, scritto da Vincente Mameli De Olmedilla, dice che Bolotana è il villaggio più vicino ai monti, anzi è il paese che ne trae maggiori benefici poiché “i boschi……servono di pronto asilo in qualsiasi inseguimento e di nascondiglio ai loro frequenti abigeati e, a causa di esso, è già da molto tempo nido dei banditi, non solamente il monte ma anche il villaggio”.

La montagna, infine, racchiude anche interessi spirituali, religiosi. Nel cuore della selva di Sauccu sorge una chiesetta dedicata a S. Maria detta appunto di Sauccu.

Le notizie storiche più antiche della montagna si riferiscono proprio a questa chiesa che apparteneva all’ordine di San Benedetto di Montecassino e che viene menzionata in tre bolle pontificie del 1123, del 1159 e del 1216, col nome di Santa Maria de Sabucco. Tra le decime pagate negli anni 1346-1350 dalle chiese della diocesi di Ottana figurano quelle corrisposte dalla villa de Sauca e dalla ecclesia de Sauco .

Questo primo periodo, che per comodità espositiva facciamo terminare con la fine del feudalesimo, appare caratterizzato da un notevole immobilismo, che è l’esatto riflesso della situazione generale della Sardegna.

 

II PERIODO: DALL’ABOLIZIONE DEL FEUDALESIMO A OGGI

         Il 7 marzo 1843 cessa, giuridicamente e di fatto, il feudalesimo nel Marchesato del Marghine e in tutti gli altri feudi sardi, dopo l’accordo tra il duca di Alcantara e lo stato piemontese. In questo secondo periodo sono visibili i mutamenti  dovuti all’apertura dell’isola verso il più evoluto stato piemontese e  verso l’Europa . Il primo mutamento è di natura oggettiva: riguardano il paesaggio e le ricchezze naturali. Purtroppo è un cambiamento peggiorativo, i boschi, prima impenetrabili e con piante gigantesche, sono scomparsi; sono stati sottoposti a indiscriminati tagli radicali, ordinati dallo stato italiano e da Percy per la costruzione della ferrovia. E’ doveroso riconoscere che il manto boschivo dei terreni acquisiti dal comune di Bolotana ebbe maggiore rispetto.

Dal 1843 lo Stato subentra al Feudatario quindi diventa proprietario dei terreni demaniali ereditandone anche spinosi problemi, primo fra tutti la sistemazione della ingente massa dei terreni e la definizione dei confini.

Due leggi, una del 1863 e una del 1865, si occupano di tali problemi; la prima approva la convenzione tra il governo e la compagnia reale delle strade ferrate secondo cui, quest’ultima, avrebbe dovuto ricevere, come compenso  parziale, duecentomila ettari di proprietà da scorporarsi dai terreni ademprivili. La montagna di Bolotana, intorno al 1865,  viene divisa in due lotti: uno al comune l’altro alla compagnia ferroviaria e quindi al demanio; entrambi misurano 2021 ettari. I terreni toccati al comune vennero suddivisi in lotti e assegnati ai privati, per atto di estrazione a sorte; il comune tenne per sé il tancato Su padru di 370 ettari. Nasce così la proprietà privata nella montagna. I terreni toccati al demanio vengono venduti all’ ingegnere Piercy, il costruttore delle ferrovie sarde, per il prezzo di lire 199.099.

Nel frattempo i comuni di Macomer, Bortigali, Borore e Birori pretendono da Bolotana il pagamento dei diritti ademprivili della foresta di Sauccu che era stata riconosciuta appartenente a tali comunità. La  lite si protrasse per anni fino alla sentenza definitiva che riconosceva, ai suindicati comuni, il diritto al risarcimento.

Al comune di Bortigali venne inoltre assegnato Su Barattu, di 96 ettari, che venne successivamente venduto a Piercy.

Ai primi del novecento i Piercy ampliano i loro territori acquistando ancora  altri tancati, sia nella montagna di Bolotana che verso Campeda, creando uno dei più grandi latifondi della Sardegna. E’ indubbio che la creazione dell’azienda dei Piercy costituisce un danno gravissimo per l’economia del paese, soprattutto per i pastori che vedono ridursi notevolmente il pascolo di montagna; La famiglia inglese, inoltre, dà in affitto ai pastori barbaricini (gavoesi, fonnesi) i terreni di loro proprietà della montagna con tutte le conseguenze, non certo positive, che tale presenza, nel nostro territorio, comporta.

Anche i vantaggi derivanti dalla creazione della borgata di Baddesalighes e dell’azienda a Padru Mannu, risultano scarsi per la comunità di Bolotana; solo qualche sporadica occasione di lavoro per gli artigiani.

Nel corso dei decenni Bolotana mantiene sentimenti ostili verso la borgata; i Piercy ottennero persino l’esenzione del pagamento delle tasse dovute al comune di Bolotana facendo dichiarare autonoma la borgata; fortunatamente fù solo per breve tempo. La tensione culminò nel 1907 con un tentativo di invasione da parte dei pastori.

Alcuni anni dopo l’impero dei Piercy comincia a sgretolarsi;