Storia della montagna di Bolotana
La storia della montagna di Bolotana si
può dividere in due periodi:
1. Anteriore all’abolizione del
feudalesimo
2. Posteriore all’abolizione del
feudalesimo.
Tale data non segna una svolta radicale
bensì un’apertura all’esterno, verso l’Italia e l’Europa.
I PERIODO:
dalla dominazione romana al 1843
Nel primo periodo tutta la
montagna del Marghine è caratterizzata da una forte presenza del bosco che
arriva a poche centinaia di metri dai centri abitati della collina.
Già dalla dominazione
romana, i boschi appartengono quasi totalmente al demanio dello stato, mentre le
popolazioni mantengono i diritti d’uso (pascolo, legnatico, ghiandatico, etc.);
dopo la conquista aragonese tali diritti sono chiamati ademprivi.
All’avvento del feudalesimo
(sedicesimo secolo), lo stato, cioè la monarchia aragonese prima e spagnola poi,
concede i boschi ai feudatari (oltre a tutto il resto) in modo che ne
percepiscano le rendite connesse, mentre i diritti d’ademprivio rimangono
salvi.
Con l’incremento della
popolazione si restringe l’estensione del bosco che cede il passo
all’agricoltura o al pascolo: i terreni sottratti al bosco divengono quasi
sempre privati, poiché il lavoro agricolo sul fondo ne legittima la proprietà.In
alcuni casi sono i pastori che, occupando per anni un terreno, lo tramandano
alle generazioni successive e ne diventano proprietari. A Bolotana, al momento
dell’abolizione del feudalesimo, la proprietà privata si spinge all’interno del
bosco. In montagna vi era una zona particolare detta “Salto di Sauccu” nella
quale viene esercitata una promiscuità di diritti tra tutti gli abitanti del
Marghine.
Ma vediamo quali sono gli
aspetti economici della montagna.
Bisogna dire che essa ha
un’importanza fondamentale nell’economia dei piccoli villaggi: il bosco fornisce
legna da ardere, carbone, travi per l’edilizia, tavole, tegole, legno per gli
attrezzi da lavoro, mobili e suppellettili per la casa. Fornisce pascolo e
frasche alle greggi, alle mandrie, ghiande ai maiali che, con gli insaccati
prodotti dalle loro carni, costituiscono una riserva alimentare vitale per quei
tempi. Il bosco inoltre accoglie una ricca selvaggina e i suoi fiumi sono ricchi
di trote; anche i frutti di bosco, more, lentisco, olivastro sono una risorsa
importante in tempi di carestia. Il bosco, insomma, sostituiva le nostre comuni
fonti energetiche: petrolio, carbone, metallo, oltre che essere una fonte
insostituibile di risorse alimentari.
Testimonianze di questo
periodo (1500-1600) sono da ricercare nell’opera del primo storico sardo: Gian
Francesco Fara il quale dice: “nell’incontrada di Macomer si estendono i monti
Menomeni, rivestiti di selve ghiandifere e di boschi e d’altre piante silvestri,
utili come legname per l’edificazione di case e per la costruzione delle navi; i
fiumi scorrono ricchi di mitili, d’anguille e di trote”. Anche Francesco Vico ci
offre una testimonianza analoga a proposito dei monti Menomeni.
Il Casalis, alla voce
Marghine parla di grandi foreste che danno copiosi frutti e materiale di
costruzione, tuttavia lo stensore (Vittorio Angius) rileva le continue
devastazioni del bosco ad opera dei pastori i quali non rispettano gli alberi e,
durante l’inverno ,si sfrondano completamente.
Alla voce “Bolotana” dello
stesso dizionario sono menzionate tutte le specie arboree più diffuse tra le
quali il tasso, perastri, tamerici, olivastri ecc; parla di otto milioni
d’individui alcuni dei quali di dimensioni notevoli. Sempre a proposito del
bosco rileva che è stato asilo di malviventi , che vi albergano con la
complicità di qualche “traditore”. Cita poi il salto di Sauccu definendolo
“spoglio di alberi” a causa dei bonorvesi che, per pochi soldi davano al fattore
del barone, mensilmente, una notevole quantità di legname, questi calava la
scure “dove lor piaceva”.
In effetti questi tagli indiscriminati
cui fa riferimento il Casalis fanno parte dell’uso , cosiddetto straordinario,
del bosco, avvenuti ai primi dell’ottocento.
Nel 1827 si ha notizia di un
taglio nella selva di Sauccu concesso al Podatario generale del Duca di Mandas,
ancora nel 1835, sempre nella stessa selva è citato un altro taglio , tra il
1841 e il 1842 si susseguono , in zone diverse ma sempre nel Marghine, rilevanti
tagli di legname giustificabili con il bisogno da parte del governo, sempre
crescente, di maggiori entrate finanziarie. D’altronde, le comunità locali non
erano consapevoli dei danni arrecati al loro patrimonio boschivo o forse non
erano in grado di opporsi.
Un aspetto particolare
sull’uso dei boschi, in particolare a Bolotana, riguarda le connessioni con la
criminalità diffusa dal 1700 alla metà dell’800.
In una relazione del giudice
Joseph Aragonez, nominato dal vicerè per combattere la banda dei fratelli Filia
Madau, banditi bolotanesi, si dice che “…..al termine del paese inizia la
montagna, ampia non solo per sé medesima, ma anche per la sua ininterrotta
unione con quelle del Goceano, di Bonorva e di moltissime altre …..in modo che
deve ritenersi inutile ogni inseguimento generico, per essere impercorribili,
eccetto che a piedi……
Un altro riferimento
preciso, riguardante Bolotana, scritto da Vincente Mameli De Olmedilla, dice che
Bolotana è il villaggio più vicino ai monti, anzi è il paese che ne trae
maggiori benefici poiché “i boschi……servono di pronto asilo in qualsiasi
inseguimento e di nascondiglio ai loro frequenti abigeati e, a causa di esso, è
già da molto tempo nido dei banditi, non solamente il monte ma anche il
villaggio”.
La montagna, infine,
racchiude anche interessi spirituali, religiosi. Nel cuore della selva di Sauccu
sorge una chiesetta dedicata a S. Maria detta appunto di Sauccu.
Le notizie storiche più
antiche della montagna si riferiscono proprio a questa chiesa che apparteneva
all’ordine di San Benedetto di Montecassino e che viene menzionata in tre bolle
pontificie del 1123, del 1159 e del 1216, col nome di Santa Maria de Sabucco.
Tra le decime pagate negli anni 1346-1350 dalle chiese della diocesi di Ottana
figurano quelle corrisposte dalla villa de Sauca e dalla ecclesia de Sauco
.
Questo primo periodo, che
per comodità espositiva facciamo terminare con la fine del feudalesimo, appare
caratterizzato da un notevole immobilismo, che è l’esatto riflesso della
situazione generale della Sardegna.
II PERIODO:
DALL’ABOLIZIONE DEL FEUDALESIMO A OGGI
Il 7 marzo 1843 cessa, giuridicamente e
di fatto, il feudalesimo nel Marchesato del Marghine e in tutti gli altri feudi
sardi, dopo l’accordo tra il duca di Alcantara e lo stato piemontese. In questo
secondo periodo sono visibili i mutamenti
dovuti all’apertura dell’isola verso il più evoluto stato piemontese
e verso l’Europa . Il primo mutamento è
di natura oggettiva: riguardano il paesaggio e le ricchezze naturali. Purtroppo
è un cambiamento peggiorativo, i boschi, prima impenetrabili e con piante
gigantesche, sono scomparsi; sono stati sottoposti a indiscriminati tagli
radicali, ordinati dallo stato italiano e da Percy per la costruzione della
ferrovia. E’ doveroso riconoscere che il manto boschivo dei terreni acquisiti
dal comune di Bolotana ebbe maggiore rispetto.
Dal 1843 lo Stato subentra
al Feudatario quindi diventa proprietario dei terreni demaniali ereditandone
anche spinosi problemi, primo fra tutti la sistemazione della ingente massa dei
terreni e la definizione dei confini.
Due leggi, una del 1863 e
una del 1865, si occupano di tali problemi; la prima approva la convenzione tra
il governo e la compagnia reale delle strade ferrate secondo cui, quest’ultima,
avrebbe dovuto ricevere, come compenso
parziale, duecentomila ettari di proprietà da scorporarsi dai terreni
ademprivili. La montagna di Bolotana, intorno al 1865, viene divisa in due lotti: uno al comune
l’altro alla compagnia ferroviaria e quindi al demanio; entrambi misurano 2021
ettari. I terreni toccati al comune vennero suddivisi in lotti e assegnati ai
privati, per atto di estrazione a sorte; il comune tenne per sé il tancato Su
padru di 370 ettari. Nasce così la proprietà privata nella montagna. I terreni
toccati al demanio vengono venduti all’ ingegnere Piercy, il costruttore delle
ferrovie sarde, per il prezzo di lire 199.099.
Nel frattempo i comuni di
Macomer, Bortigali, Borore e Birori pretendono da Bolotana il pagamento dei
diritti ademprivili della foresta di Sauccu che era stata riconosciuta
appartenente a tali comunità. La lite si
protrasse per anni fino alla sentenza definitiva che riconosceva, ai suindicati
comuni, il diritto al risarcimento.
Al comune di Bortigali venne
inoltre assegnato Su Barattu, di 96 ettari, che venne successivamente venduto a
Piercy.
Ai primi del novecento i
Piercy ampliano i loro territori acquistando ancora altri tancati, sia nella montagna di Bolotana
che verso Campeda, creando uno dei più grandi latifondi della Sardegna. E’
indubbio che la creazione dell’azienda dei Piercy costituisce un danno
gravissimo per l’economia del paese, soprattutto per i pastori che vedono
ridursi notevolmente il pascolo di montagna; La famiglia inglese, inoltre, dà in
affitto ai pastori barbaricini (gavoesi, fonnesi) i terreni di loro proprietà
della montagna con tutte le conseguenze, non certo positive, che tale presenza,
nel nostro territorio, comporta.
Anche i vantaggi derivanti
dalla creazione della borgata di Baddesalighes e dell’azienda a Padru Mannu,
risultano scarsi per la comunità di Bolotana; solo qualche sporadica occasione
di lavoro per gli artigiani.
Nel corso dei decenni
Bolotana mantiene sentimenti ostili verso la borgata; i Piercy ottennero persino
l’esenzione del pagamento delle tasse dovute al comune di Bolotana facendo
dichiarare autonoma la borgata; fortunatamente fù solo per breve tempo. La
tensione culminò nel 1907 con un tentativo di invasione da parte dei
pastori.
Alcuni anni dopo l’impero
dei Piercy comincia a sgretolarsi; |