Carnevale   2001            le foto

LE TRADIZIONI DEL CARNEVALE BOLOTANESE

Il Carnevale, come occasione di divertimento e di baldoria, ha oggi perduto molta della sua importanza; è detto, come nella Sardegna centro settentrionale, “carrasegare”. Il nome deriva da ”carne-secare”, e avrebbe il senso di ”interrompere il nutrimento di carne”

IL PERIODO

Il Carnevale aveva inizio con il primo giorno dell’anno, si susseguivano i balli che si svolgevano tutti i giorni di festa, tutte le domeniche, i martedì, i giovedì e i sabati. Il periodo culminante comprendeva zoza e lardazolu (giovedì grasso) sappadu, dominiga, lunis e martis de carrasegare, dominiga de sa padedda (la pentolaccia). Anticamente il martedì di carnevale, a mezzanotte, venivano suonate le campane per ricordare la fine del divertimento e l’inizio del periodo di penitenza.

ZORZI (GIORGIO)

Zorzi è il classico fantoccio del Carnevale Sardo diffuso nell’area centro settentrionale dell’isola. Lo Zorzi Bolotanese era un pupazzo confezionato con abiti vecchi e stracci, con un bastone che gli sosteneva le braccia in posizione orizzontale; aveva un berretto (bonette), gli scarponi (bottinos), una maschera di stoffa con dei fori per gli occhi e la bocca. Nei tempi più antichi poteva avere una testa di legno dipinta, recante al posto dei capelli, una pelle di agnello nero e con un muso di volpe o di altro animale. Veniva poi corredato di corna, di campanelli (sonazas), della fune di cuoio (sa soga), di fazzoletti ricamati (mucadores fioridos) e di un grembiule (fardella). Si reggeva grazie all’imbottitura costituita da paglia o fieno o crusca. Al suo interno conteneva un recipiente per la questua del vino, era costituito da una damigiana oppure da una brocca di latta e in epoche remote da un barile di sughero. Il versamento del vino veniva sempre dalla testa. Zorzi veniva portato in giro per le strade e le piazze del paese nei giorni di domenica e martedì di carnevale, su di un asino, o un carro a buoi. Gli accompagnatori usavano una tintura (tittieddu) sul viso, costituita da fuliggine (fumadigu), molti indossavano la zimarra (sa tzamarra) una sopravveste in pelle; per fare baccano portavano coperchi di pentole, campanacci e un organetto (su sonette) la comitiva cantava in coro:

Zorzi, lassa su piantu

Ca non ses in pena e morte,

si tikk andas martis notte 

za torras sappadu santu.

Da questi versi si può dedurre che Zorzi non rappresenti tanto il carnevale ma simboleggi il divertimento. Dopo aver terminato il giro e aver fatto la provvista di vino, Zorzi tornava al luogo di partenza e veniva messo da parte senza cerimonie particolari, mentre gli accompagnatori continuavano la festa.

TRAVESTIMENTI E MASCHERE

I travestimenti venivano effettuati con l’uso della “beste e pedde”, di lenzuola, tovaglie, gonne e altri indumenti. Le maschere erano solitamente di stoffa, talvolta erano di cartone, si ricordano anche maschere di pelle di capra sormontate da corna di cervo o di altri animali. Esistevano inoltre le maschere di sughero e di scorza di zucca (corcorigra) che rappresentavano figure di animali. La maschera applicata sul viso era detta “caratza”, il travestimento era detto “mascara”. Le maschere procedevano in gruppo, talvolta facevano delle rappresentazioni come quella dell’aratura, uguale a due maschere, fungendo da buoi, venivano aggiogate e tiravano un aratro vero, guidato da una terza persona. Altre ancora portavano una culla (bantzigu) in miniatura, con dentro un pupazzo o un gatto. Le maschere giravano, senza parlare, al massimo parlavano sottovoce, in tutto il paese e entravano nelle case di parenti e conoscenti dove venivano offerte loro delle bevande, dolciumi e alimenti tipici del carnevale. Le maschere venivano trattate con rispetto ed erano soggette soltanto al lancio scherzoso dei coriandoli.

I BALLI

I balli si svolgevano in alcuni luoghi tradizionali, costituiti dalle piazze di Drokkesa, Su Tremene, Su Carminu, Santu Sarbadore, in tutti i giorni festivi dal primo pomeriggio fino all’imbrunire. Il luogo principale della riunione era la piazza Drokkesa, altri luoghi secondari erano Su Patiu e Coronas. I balli si svolgevano anche nei locali privati, si ballava su ballu Sardu, sa danza, sos ballos civiles (valzer, mazurca, ecc.…). I balli tradizionali erano ritmati dall’organetto o dal coro (su cuncordu). Nei balli non potevano mancare le maschere: era proibito molestarle e, se qualcuno le importunava e riceveva qualche schiaffo, non doveva reagire. I balli e il carnevale stesso terminavano con la pentolaccia (sa padedda) che si svolgevano nel solo giorno della domenica successiva delle Ceneri. Le coppie, con la donna bendata, si alternavano nel tentativo di rompere la pentola. Tradizionalmente le pentole erano due, di diversa grandezza, la più piccola veniva rotta per prima, conteneva un gatto, crusca e cenere. Nella grande c’erano, invece, cioccolati, caramelle, crusca e cenere.

“SAS MASCARAS DE CADDU”

Si svolgeva anche una gara a cavallo per l’uccisione del gallo chiamata SAS MASCARA DE CADDU con riferimento ai cavalieri travestiti. La gara avveniva la domenica nella strada di accesso da Corroncas a Drokkesa oppure dalla Pigada de Tana a Santu Sarbadore e il martedì la gara finale in piazza Drokkesa, i cavalieri erano travestiti e mascherati, portavano due fazzoletti di seta incrociati sul petto e sulla testa, legato al mento, un altro fazzoletto o un batuffolo di fili di lana o di striscioline di stoffa sciolti nella parte superiore e legati con un laccio: era una pubunzula.

Qualche volta portavano anche il frustino. I cavalli avevano la coda arrotolata e la criniera lavorata a trecce a cui venivano legati i nastri bianchi e rossi o di altri colori; avevano qualche nastro manche sulla fronte; portavano anche la sonagliera (s’iskiglia) e la sella migliore.

Alla sella, col laccio (trintzilleri) veniva talvolta legata la soga.

Il gallo veniva posto a testa in giù, saldamente legato per i piedi a una fune posta trasversalmente sulla via.

L’uccisione avveniva infilando la testa del gallo tra le dita indice e medio della mano destra e strappandola. Le gare, in una sera, potevano essere più di una, dopo che erano terminate i cavalieri si esibivano nelle corse acrobatiche.

L’appuntamento finale per i cavalieri era in casa di uno dei vincitori dove consumavano i galli uccisi cotti arrosto e poi formaggio, salsicce e i dolci tipici del carnevale: il tutto condito con il vino.